ALTRE PICCOLE TERRE DI ROMAGNA, FANTASIA E GIOCO NELLE CARTE DIPINTE DI VITO MATERA.
FORLI' - C'è in questi giorni in città una mostra che presenta una serie di paesaggi e vedute urbane nella nostra regione; ma non si tratta della grande retrospettiva dedicata a Marco Palmezzano, che pur restituisce un'immagine per certi versi inedita delle terre di Romagna (nelle tavole del forlivese si colgono infatti ampi brani paesaggistici così com'erano nel Rinascimento; e la sorpresa deriva soprattutto dal fatto che vi si scoprono non così diversi da ora, non mutati nel lungo tempo intercorso). Il riferimento è ad una deliziosa raccolta di fogli, impaginati singolarmente entro cartelline "pass-partout", che nel Punto Einaudi di via Lazzaretto occhieggiano tra i tanti libri sugli scaffali o se ne stanno adagiati in sparso disordine sul ripiano di un ampio tavolino. E' così la mostra "Fogli di Romagna", inaugurata alcune settimane or sono, che Vito Matera, artista dai molteplici interessi e dalle ancor più numerose e preponderanti suggestioni filosofico-letterarie, lascerà a disposizione dei visitatori fino al 7 gennaio. Come argutamente lo definisce l'amico scrittore Raffaele Nigro, "Matera è un pittore chiarista volante sfottente sognante espressionista fumettante guizzante illustrante e ironico"; e questi tratti si colgono benissimo nei lavori esposti, tutti raffiguranti località della Romagna, come in un ideale e fantastico itinerario turistico, surreale e magico, non di rado divertente o francamente comico. Accompagnano i piccoli dipinti, resi con una tecnica che molto deve all'acquerello ma anche al disegno tratteggiato a china e al collage, filastrocche e giochi di parole, brevi componimenti poetici e calembour con minuta grafia racchiusi nei coloratissimi riquadri o dilaganti nel supporto cartaceo, dove a matita spesso prosegue la raffigurazione stessa, quasi l'artista non riuscisse a contenere la propria straripante ispirazione (o un'incontenibile voglia di gioco).Ecco allora scorrere un'assolata Faenza, che "per far dispetto al sole diventa rossa in faccia", o una Terra del Sole vista come "una Romagna che si veste di Toscana"; Cesena è racchiusa nella Rocca Malatestiana, nei pressi della quale Matera afferma di aver "incontrato un cane dagli occhi dolcissimi". Di Forlì l'artista coglie un bagno di stelle nel Parco urbano o "l'odore aspro della pioggia bagnata di terra" (sì, proprio così) in una quasi commovente Piazzetta della Misura. C'è anche la torre Numai, con un omino guizzante, un po' Marc Chagall e un po' Tullio Pericoli, che dalla sommità si slancia ad inseguire un volo d'uccelli, e intanto grida loro "aspettateni, vengo anch'io".
Emanuela Andreatta - La Voce, dicembre 2005
...E AL POSTO DELLA LUNA, PESCI
Quando la memoria gioca con la fiaba, l'immagine ri-creata dilata i contorni e si fa scena di un incredibile, fantastico teatro dell'assurdo.
Case, alberi, rocche, piazze, chiese assumono gli umori magici dell'evocazione, enfatizzati da una concertazione furbescamente divertita e divertente, per le ambivalenze. Vito Matera propone immagini in cui non vuole tracciare alcun confine tra reale e irreale. Perché dovrebbe farlo? Matera, infatti, non ci pensa nemmeno. Nelle sue opere si respira il gusto del gioco, l'ardita forza dell'immaginazione e lo stupore di una fantasia sempre in fermento. Nessuna meraviglia dunque se gli equilibri sono improbabili e se si assiste ad una sorte di animismo che fa dialogare tra loro le case, le quali si abbracciano, si respingono, volano o stanno a testa in giù secondo una progettualità assolutamente alogica, ma del tutto in linea coi significati, le metafore, l' "intimità" dell'oggetto rappresentato. Più che un viaggio in Romagna, le opere di Vito Matera sono il pretesto per un viaggio nella straordinaria fucina mentale del pittore alimentata da frammenti di ricordi: reinventa i paesi, li manipola secondo percorsi di pura fantasia, ne registra, con sapienza da orafo, i particolari, fa leva sulla raffinata preziosità del segno per convincere sulla veridicità di ciò che invece non esiste, sfrutta l'insaziabile curiosità immaginifica per corredare le opere con riflessioni, frasi o versi depositati nella memoria. Nulla stupisce in queste piacevolissime ed intriganti ambientazioni, neppure lo sguardo sorridente o ironico della luna, né la luce irreale che indulge compiacente sul paesaggio, mentre dal cielo scendono strass di stelle. Queste immagini sono dunque un po' il diario del pittore, un diario non solo estetico, ma che riguarda l'intimità dell'artista e il suo rapporto col mondo circostante. In questo diario Vito Matera percorre una via di divertita indulgenza, di lieve ironia mediata da un'intelligenza che sa venire a patti con la realtà e le allusioni, gli stimoli e le emozioni che la stessa realtà gli ha provocato. Sempre, però, con raffinata eleganza e controllatissima sostanza espressiva.
Rosanna Ricci - Dicembre 2005